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Il dislessico: categoria protetta o disoccupato a vita? 3 dicembre 2013

13/07/2014, 16:28

Il-dislessico:-categoria-protetta-o-disoccupato-a-vita?-3-dicembre-2013-

La dislessia è sicuramente in ambito scolastico il tema maggiormente trattato ma meno compreso. Io aggiungo giustamente! Eppure è semplice. Partiamo dalla definizione del termine e successivamente ana

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Ultimo aggiornamento 11 febbraio 2019

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13/07/2014, 16:28



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 La dislessia è sicuramente in ambito scolastico il tema maggiormente trattato ma meno compreso. Io aggiungo giustamente! Eppure è semplice. Partiamo dalla definizione del termine e successivamente ana



La dislessia è sicuramente in ambito scolastico il tema maggiormente trattato ma meno compreso. Io aggiungo giustamente! Eppure è semplice. 
Partiamo dalla definizione del termine e successivamente analizziamo il mondo che gli è stato creato attorno. 
Il sito ufficiale dell’associazione italiana dislessia ne dà la seguente definizione-spiegazione: "La Dislessia è un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA). Con questo termine ci si riferisce ai soli disturbi delle abilità scolastiche ed in particolare a: DISLESSIA, DISORTOGRAFIA, DISGRAZIA E DISCALCULIA. La principale caratteristica di questa categoria è le sue specificità, ovvero il disturbo interessa uno specifico dominio di abilità (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino NON deve presentare: deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici. Tale disturbo è determinato da un’alterazione neurobiologica che caratterizza i DSA (disfunzione nel funzionamento di alcuni gruppi di cellule deputate al riconoscimento delle lettere-parole e il loro significato)." 
Come possiamo notare la dislessia viene definita disturbo e non malattia. Inoltre la spiegazione lascia trasparire che anche un genio può essere affetto da tale disturbo. Infatti ai ragazzi-studenti colpiti da tale disturbo, per edulcorare la pillola, viene sempre raccontata loro la storiella del disturbo e dei molti geni che nel corso della storia ne sono stati soggetti. Molti studenti possono presentare un alto punteggio ai test di intelligenza (il più conosciuto è il W.A.I.S.) pur presentando un’alterazione neurobiologica che inficia la lettura e/o il calcolo. Analizziamo seriamente la questione inserendola in un contesto più ampio. Ad oggi la dislessia è ampiamente dimostrata a livello psicobiologico. Per le neuroscienze è una vera e propria sfida cercare quei meccanismi cognitivi che vengono compromessi nella lettura e nel calcolo. Il professor Pinel, psicobiologo di fama mondiale, nel suo manuale intitolato Psicobiologia, adottato da diverse Università sparse per il globo, sostiene che il dislessico non presenta quell’asimmetria nel plunum temporale (la parte sinistra maggiore della destra) tipica delle persone "normodotate"; inoltre non vi è un funzionamento efficiente del cervelletto. Da questo comprendiamo che una risonanza magneticanfunzionale potrebbe di gran lunga dimostrare scientificamente la presenza di questo disturbo dell’apprendimento più di quanto possano fare i test ai quali vengono sottoposti gli studenti potenzialmente affetti. Poniamo quindi il primo assioma del nostro discorso: la dislessia esiste ed è scientificamente dimostrato. 
Chiediamoci adesso come viene affrontato il problema. In Italia, ad esempio, nella Legge 8 Ottobre 2010, numero 170 articolo 5 viene riportata la seguente spiegazione: "Gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti compensativi e dispositivi di flessibilità didattica nei corsi di cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari". Tali strumenti compensativi, come ad esempio l’utilizzo di mappe o di computers, e dispensativi, come ad esempio il ridurre il numero di compiti a casa o il numero di domande in una verifica in classe rispetto ai "normodotati", o altre misure, permettono al dislessico o al discalculico di affrontare il percorso di studi in serenità raggiungendo gli obiettivi minimi richiesti. 
Ma adesso preparatevi alla mia proposta shock! 
Poiché il percorso di studi è stato effettuato con l’aiutino, compensativo e/o dispensativo ritengo necessario e deontologicamente corretto nei confronti del futuro datore di lavoro, una volta terminato il ciclo di studi, riportare sul diploma la dicitura "dislessico". Ovvero trovare un modo per portare a conoscenza del futuro datore di lavoro, ma molto futuro, la malattia, o scusate il disturbo, che non ti permette di essere efficiente come un "normodotato". 
Eh si cari lettori avete capito bene. Per me il dislessico e il "normodotato" hanno capacità differenti proprio perché il primo, coeteris paribus, avendo un problema nella lettura avrà bisogno di un maggiore tempo per comprendere le stesse cose di chi riesce a comprenderle leggendo una sola volta senza nessun ausilio. 
Io imprenditore, con migliaia di C.V. sulla scrivania, che deve fare dell’efficienza il proprio valore aggiunto perché mai devo assumere una persona che può sbagliare migliaia di volte quando legge oppure che ha bisogno del computer per fare la stessa cosa che può essere fatta senza computer. Non avrò mai la certezza che il lavoratore abbia compreso bene ciò che ha letto, o che gli leggo e che lui non può scrivere in maniera corretta (ricordate che il dislessico non è in grado di prendere appunti in modo corretto). Perché tra due scelte devo decidere per quella più invalidante per me imprenditore? In fin dei conti se li chiamano disturbi dell’apprendimento vuol dire che si hanno difficoltà nell’apprendimento. E come imprenditore per quanto sia bravo e generoso non posso permettermi un simile rischio. 
Solo in un caso deciderei per il "dislessico": è un genio! A questo punto il costo della dislessia viene compensato con il beneficio della genialità. La scelta dovrà, giocoforza, ricadere nell’inserire i lavoratori con disturbi dell’apprendimento nelle categorie protette. O forse pensate che la persona senza gambe o senza braccia sia inferiore a voi?L’imprenditore preferisce assumere la persona senza gambe ma con un cervello pienamente funzionante! I finti moralismi del ritenere i dislessici simili ai "normodotati" non stanno in piedi. Fanno acqua da tutte le parti. 
Non sarà che vengono trattati come i normodotati perché qualcuno prima si deve arricchire su tali disturbi? Quando le varie associazioni avranno spremuto tutti i finanziamenti pubblici per l’aiuto di persone in difficoltà come i dislessici che ne sarà di loro? E voi dislessici non disperate perché in Italia se solo osservate la classe politica capirete che con la giusta raccomandazione potrete guadagnare più di tutti quei "normodotati" che non hanno la fortuna, o sfortuna, di riuscire con le proprie gambe.
Fatevi furbi cari dislessici e leggete il libro Psicocibernetica di Maxwell Maltz. 
Non siate alla mercé delle varie associazioni che vi considerano solo dei numeri che gli faranno avere i finanziamenti pubblici. La spesa pubblica si nutre di questo. Cercate di imparare e di impegnarvi più dei "normodotati". Cercate di avere quella marcia in più rispetto ai "normodotati" in modo tale che per me imprenditore sia veramente più conveniente assumere voi. 
Come vedete sono dalla vostra parte! 
E non è detto che anche io sia dislessico!  
Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro
http://www.finanzainchiaro.it/il-dislessico-categoria-protetta-o-disoccupato-a-vita.html


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