Fabio Preti
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FABIO PRETI ​
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Ridiamo dignità a chi presenta disturbi specifici dell’apprendimento 10 dicembre 2013

13/07/2014, 16:30

Ridiamo-dignità-a-chi-presenta-disturbi-specifici-dell’apprendimento-10-dicembre-2013

Premessa: L’articolo pubblicato martedì scorso sulla tematica DSA ha ricevuto pochi commenti favorevoli ma molti commenti critici. Lo sfogo di alcune mamme è del tutto comprensibile ma non giustificab

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Ultimo aggiornamento 11 febbraio 2019

Sveglia il tuo Talento e libera il tuo Genio!

13/07/2014, 16:30



Ridiamo-dignità-a-chi-presenta-disturbi-specifici-dell’apprendimento-10-dicembre-2013


 Premessa: L’articolo pubblicato martedì scorso sulla tematica DSA ha ricevuto pochi commenti favorevoli ma molti commenti critici. Lo sfogo di alcune mamme è del tutto comprensibile ma non giustificab



Premessa: L’articolo pubblicato martedì scorso sulla tematica DSA ha ricevuto pochi commenti favorevoli ma molti commenti critici. Lo sfogo di alcune mamme è del tutto comprensibile ma non giustificabile oggettivamente. Ed è proprio su questi che ho concentrato la mia attenzione perché le soluzioni migliori sono il risultato di opinioni diametralmente opposte. Rileggendo più volte l’articolo ho notato che in alcuni casi vi è stato un vero e proprio fraintendimento che chiarirò in ogni sua sfaccettatura. L’articolo è stato scritto a favore dei dislessici ma contro il sistema che gli ruota attorno. Ricordate che siamo pur sempre in Italia. Adesso per non fare torto a nessuno risponderò alle vostre obiezioni e domande simulando i vari colloqui e visite alle quali il potenziale dislessico Roberto Domenichini si dovrà sottoporre. Avrò così modo di raccontare la mia esperienza decennale con queste persone che seguo e dei convegni ai quali ho partecipato. Tratto da una storia vera. Frequento il secondo anno di scuola superiore. Purtroppo la voglia di studiare è come quella di tutti i miei compagni ma a differenza loro ho da sempre difficoltà ad apprendere i concetti che leggo e i calcoli che devo eseguire per risolvere un problema di matematica. Non parliamo poi della lingua inglese dove sono un vero disastro. Parlando con la vicina di casa i miei vengono a conoscenza che potrei presentare un disturbo specifico dell’apprendimento. Decidono di farmi sottoporre ad una visita e dopo vari test svolti il referto di non facile comprensione parla di svariate cose (questo tenetelo a mente). E’ difficile che in un referto venga scritto in modo secco: ragazzo dislessico. Siccome però nel referto compare la parola dislessia e discalculia tiriamo un sospiro di sollievo. Pensavamo che il mio problema fosse più grave. Inizio a frequentare corsi specifici, a pagamento, dove mi insegnano a usare le mappe concettuali mi fanno comprendere l’importanza dell’utilizzo della calcolatrice, dei software dedicati a chi presenta il disturbo, del computer. Mia madre va a parlare con i professori mettendoli al corrente che da domani io avrò diritto ad utilizzare gli strumenti compensativi di cui parla la legge 170 del 2010. La classe docente non è preparata a questa tipologia di studenti e tra una mappa rifiutata e una mappa accettata mi trovo ancora smarrito. L’insegnate di italiano e storia e l’insegnante di matematica mi dicono di utilizzare tutto ciò che voglio senza problemi. . Munito di tutti gli strumenti compensativi inizio i miei compiti a casa. Ma arriva la prima doccia fredda. Nonostante l’utilizzo di questi strumenti impiego tutto il pomeriggio per creare una mappa al computer su tre pagine di storia. E gli altri compiti quando li svolgo? Eppure mi hannoninsegnato a fare le mappe in modo specifico. A scuola continuo ad andare male. La frustrazione aumenta e peggiora le cose. Mia madre tenta nuovamente di andare a parlare con i professori chiedendo la possibilità di utilizzare anche gli strumenti dispensativi nei compiti in classe. Quindi adesso ho la possibilità di rispondere a meno domande rispetto ai miei compagni di classe oppure posso rispondere allo stesso numero di domande avendo a disposizione un tempo maggiore. Finalmente si realizza il PdP. Dopo un mese la seconda doccia fredda. Il rendimento scolastico è sempre insufficiente. L’insegnante deve finire il programma e il dislessico rimane sempre indietro. Non riesce nemmeno a raggiungere gli obiettivi minimi. Vi ricordate la frase che vi ho detto di tenere a mente: "I miei decidono di farmi sottoporre ad una visita e dopo vari test svolti il referto di non facile comprensione parla di svariate cose"? Forse non è solo un disturbo dell’apprendimento. Non sarà che il problema è più grave ma mia madre preferisce la parola dislessia a qualsiasi altra parola? Non sarà che indipendentemente dalla dislessia io non abbia voglia di studiare? Non sarà che il periodo adolescenziale è il peggiore per risolvere un problema legato al rendimento scolastico? (Ci torneremo alla fine dell’articolo). Andiamo avanti. Incontro un mio amico che si è appena laureato in Psicologia al quale spiego il mio problema. Per incoraggiarmi mi racconta che tutti i più grandi personaggi della storia ne sono stati affetti: Leonardo da Vinci, Galileo, Einstein, ecc. Il mio cervello adesso mi inganna. Mi fa concludere un sillogismo aristotelico in modo del tutto sbagliato senza che me ne accorga. Einstein era dislessico. Einstein era geniale. Io sono dislessico quindi io sono geniale. Sbagliato! Anche se in alcuni siti internet poco seri si legge che i DSA insorgono nei geni purtroppo questo non è assolutamente dimostrato. E anche se, e dico se, qualche personaggio geniale della storia è stato geniale e dislessico non possiamo assolutamente concludere che il dislessico sia necessariamente geniale. Ma adesso arriva la terza doccia fredda. Decido di riappropriarmi del mio cervello e cerco di meditare sulle informazioni che leggo e decido di risolvere il problema in modo intelligente. Cavolo ma Leonardo da Vinci, Einstein non usavano gli strumenti compensativi che le varie associazioni mi hanno obbligato ad acquistare? Forse se li avessero rincoglioniti in questo modo non sarebbero  geni che sono diventati. Esatto! Non sarà che la mia non è solo dislessia? Da una parte mi dicono che è un semplice disturbo che può essere risolto con strumenti compensativi ma dall’altra non raggiungo la sufficienza in nessuna materia scolastica pur dedicando tutto il pomeriggio a creare mappe concettuali. Smetto la scuola. Cambio corso. Cambio scuola. Inizierà il lungo percorso alla ricerca del colpevole che non mi vuole far diplomare. 

Tra una bocciatura e un aiutino di qualche insegnante sensibile alla mia causa vengo promosso e decido di aprire un’azienda. Rinasco! L’azienda funziona benissimo e sono più bravo di qualsiasi persona che non presenta il problema. Perfetto! Giustissimo! L’imprenditore è per natura una persona intelligente. Può essere dislessico. Non c’è nessun problema! L’intelligenza e la dislessia convivono tranquillamente assieme. E il dislessico può raggiungere le vette più alte del sistema economico-sociale. Ma non vuol dire che tutti i dislessici sono persone intelligenti che riusciranno a fare questo. Come non è vero che tutti i non dislessici diventeranno grandi imprenditori. Fine della storia. Rimangono aperte tre questioni dei vostri preziosi commenti: se scrivere sul C.V. che si necessita di strumenti compensativi o dispensativi per svolgere il proprio lavoro, se inserire il DSA in una categoria protetta, se sottoporre a risonanza magnetica funzionale il potenziale dislessico. Circa la prima questione analizziamo l’esempio che avete fatto voi sull’utilizzo degli occhiali. Io, come vedete dalla foto, utilizzo gli occhiali in quanto sono miope. Sono il mio aiutino per la guida. E’ uno strumento compensativo al mio disturbo. Ho tutto il diritto di indossare gli occhiali ma ho il dovere di avvisare, non il mondo intero, ma la comunità e le forze dell’ordine che sono obbligato a guidare con questo strumento compensativo. Non a caso sulla mia patente c’è scritto che devo fare uso delle lenti per la guida. Non capisco perché, in realtà lo capisco, non debba avvisare il mio futuro datore di lavoro che utilizzo, ad esempio, il computer per scrivere una lettera. Questo si collega con il discorso categoria protetta. Categoria protetta non è un’offesa ma un’opportunità. In fin dei conti il DSA fa uso di strumenti dispensativi che consistono nella possibilità di risolvere lo stesso problema con un tempo maggiore oppure con lo stesso tempo un numero inferiore di compiti. Di conseguenza, coeteris paribus, chi non presenta il disturbo taglia prima il traguardo. Quindi ribadisco il mio concetto secondo il quale il DSA ha una diversità oggettiva rispetto a chi non è DSA come chi porta gli occhiali ha una diversità oggettiva rispetto a chi non li porta. E per quanto i miei occhiali siano perfetti sarei arrogante a pensare di poter fare le stesse cose di chi non porta gli occhiali: giocare a calcio, giocare a palla nuoto, ecc. Adesso vi confido un segreto. Ho difficoltà a fare di conto. Necessito della calcolatrice anche se risolvo un problema di matematica in tempi celeri. Se domani mi riscontreranno la discalculia ne sarei orgoglioso. Sarei il primo ad iscrivermi in una categoria che protegge il mio disturbo. Invece di combattere questo handicap potenzio altre caratteristiche. Domani parleranno di Roberto Domenichini come di un discalculico geniale. Se invece di fossilizzarmi a fare la vittima del sistema potenziassi la creatività, la fantasia, ecc.. l’imprenditore mi assumerà senza battere ciglio e passerei davanti a tutti coloro che non sono DSA. Perché dovrei fare il disoccupato a vita solo per il pregiudizio di persone stupide? Che mi venga data la possibilità di dimostrare il mio valore! Per far questo però è necessario distaccarsi da tutti i luoghi comuni sulla cura di un disturbo e considerare l’essere umano in una visione olistica. Rispondo alla gentile signora che mi chiede se farei fare la risonanza magnetica funzionale a tutti i bambini. No cara signora! Solo quando si ha un sospetto di dislessia. Visto che si parla del mio futuro non mi fido solo di test redatti non sempre da persone professionali e quindi mi sottoporrei volentieri a tale esame. 

Conclusioni: 1) La logica in primis e l’associazione italiana dislessia sono chiari al riguardo di questo disturbo :"........per avere una diagnosi di dislessia, il bambino NON deve presentare: deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici......". Quando mi sento dire frasi del tipo "Lei non sa cosa voglia dire avere un figlio dislessico" oppure "stiamo un pomeriggio intero a fare i compiti" offendete chi la dislessia ce l’ha realmente. Lo so che per una mamma è meglio accettare la dislessia che qualcosa di più grave e invalidante ma il riconoscere i propri limiti è il primo passo per diventare grandi. 
Il dislessico con l’utilizzo degli strumenti compensativi dovrebbe raggiungere gli stessi risultati di chi non è dislessico. I dislessici che seguo da anni sono i primi della classe e con uno sforzo minimo. 

2) Il fatto che Leonardo da Vinci, Einstein e grandi personaggi e scrittori attuali soffrano di questo disturbo non vuol dire che la loro genialità sia la conseguenza del loro disturbo come purtroppo qualcuno vorrebbe far credere. 

3) Se utilizzo soltanto strumenti compensativi la differenza tra DSA e non DSA è inesistente. Se però utilizzo strumenti dispensativi allora devo accettare che, a parità di condizioni, qualcuno potrebbe passarmi davanti. E voi persone senza DSA state attente perché io scrivo a parità di condizioni. Infatti il dislessico solo per il fatto di avere un problema di apprendimento diventa più sensibile e quindi più incline a sviluppare la creatività e la fantasia battendovi in ogni gara. Per far questo bisogna però accettare il detto secondo il quale "un’esperienza negativa se non ti uccide ti migliora". 
Il dislessico, se solo avesse voglia senza piangersi addosso, troverebbe nel suo disturbo il proprio valore aggiunto. A quel punto io non dislessico mi troverei in una condizione di invidia per non essere nato con questo disturbo. Purtroppo le associazioni varie e più che altro i finti dislessici, vuoi perché ci marciano sopra o vuoi perché il loro problema è veramente grave, stanno contribuendo alla disinformazione che sull’argomento regna sovrana. 

4) Attenti a non farvi strumentalizzare dall’italietta che vive di finanziamenti pubblici e che crea prima la medicina e dopo la malattia. 

5) Sapete perché i discalculici sotto la mia egida sono i primi della classe mentre quelli seguiti dalle varie associazioni imponendo loro la "digitalizzazione culturale" sopravvivono malamente? Perché loro spiegano come utilizzare gli strumenti compensativi per giungere prima alla soluzione mentre io spiego il modo di risolvere problemi che un non discalculico non riuscirebbe a risolvere nell’arco della sua stessa intera vita. Piccola "profezia": E’ probabile che quando il numero di persone che soffrono di questi disturbi di apprendimento aumenterà, le case farmaceutiche chiuderanno la stalla con dentro tutti buoi. Spunterà la medicina che potrà guarire definitivamente il vostro disturbo. Se questo accadrà sappiate che vi hanno preso soltanto in giro. 

Ad majorann Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro


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