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Dislessia: soluzione? 17 dicembre 2013

15/07/2014, 02:16

Dislessia:-soluzione?-17-dicembre-2013---

Il terzo articolo sul grande tema dei disturbi dell’apprendimento non può esimersi dal proporre una soluzione, non necessariamente definitiva, per aiutare concretamente qualsiasi persona presenti dist

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Ultimo aggiornamento 11 febbraio 2019

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15/07/2014, 02:16



Dislessia:-soluzione?-17-dicembre-2013---


 Il terzo articolo sul grande tema dei disturbi dell’apprendimento non può esimersi dal proporre una soluzione, non necessariamente definitiva, per aiutare concretamente qualsiasi persona presenti dist



Il terzo articolo sul grande tema dei disturbi dell’apprendimento non può esimersi dal proporre una soluzione, non necessariamente definitiva, per aiutare concretamente qualsiasi persona presenti disturbi dell’apprendimento. In realtà tale proposta calza a pennello per ogni persona che abbia un minimo di buon senso. 
E’ stato da me dichiarato che il dislessico non è una persona differente dalle altre. Anzi, in alcuni casi, presenta un quoziente d’intelligenza superiore alla media delle persone che non sono affette da tale disturbo. 
Ribadisco però una questione importante. Questo non vuol dire che tutti i dislessici siano geniali come alcuni ci spingerebbero a credere. La frase corretta è la seguente: esistono persone geniali che sono anche dislessiche o, se preferite, esistono persone dislessiche che sono anche geniali. Ma dire questo significa affermare che esistono persone non dislessiche che sono anche geniali o, come prima, esistono persone geniali che non presentano dislessia. Su questo punto spero di aver messo la parola fine! 

Ma torniamo a noi. Nella mia lunga esperienza di collaboratore per il "recupero" del dislessico ne ho viste di tutte i colori. Non è mia intenzione adesso discettare ogni singola causa del problema, quanto discuterne la principale: la motivazione! 

Nonostante l’utilizzo sfrenato dell’informatica come strumento compensativo lo studente non migliora. Spesso, per usare le parole di un bel libro scritto da uno psichiatra di fama mondiale come Manfred Spitzer, si assiste ad una vera e propria "demenza digitale" che, secondo il mio parere, assopisce il cervello dell’individuo, dislessico o non dislessico,ne ne distrugge la creatività. 

Forse qualcuno ci deve guadagnare? O peggio ancora: qualcuno specula su tali disturbi?

Non saprei. Sta di fatto che l’Italia è il Paese dei finanziamenti pubblici elargiti a destra e sinistra che puntualmente uccidono la concorrenza leale. Ma se togliamo l’informatica al dislessico come pensi Roberto di aiutarlo concretamente? Intanto non ho detto che voglio privare il dislessico di supporti compensativi informatici ma sicuramente calmierarne la diffusione visto che per molti dislessici questa forzatura crea più problemi che benefici. 

La soluzione? La motivazione! La motivazione o se preferite la passione per qualcosa è il vero motore della storia. 

Ed è su quella che inizialmente bisogna puntare per aiutare il dislessico. Dobbiamo prima appassionarlo alla matematica e solo dopo permettergli di utilizzare la calcolatrice. 

Oggi invece ti vendo migliaia di software e computer super potenti per obbligarti a studiare una cosa che odi già in partenza. Ecco che il problema si capovolge. Adesso è l’insegnante che si deve adeguare al dislessico per aiutarlo e fare emergere quelle potenzialità che lo renderanno un protagonista della storia. 

Questo dovrebbe essere il compito dell’insegnante nei confronti dell’universalità degli studenti: stimolare in loro la passione per la matematica, la letteratura, l’inglese, ecc. 

Le mappe concettuali, i diagrammi di flusso, la calcolatrice, i riassunti è bene che vengano utilizzati da tutti gli studenti. 

Cavolo io sono cresciuto, scolasticamente parlando, con riassunti, mappe concettuali, utilizzo obbligatorio della calcolatrice altrimenti mi perdo. Sono gli strumenti del buon senso. Del senso comune. Dell’insegnante al quale non interessa che si reciti una poesia a memoria senza capire il perché di quelle parole. 

Dell’insegnante che se ne frega se non conosci a memoria le tabelline ma che sa spiegarti il perché del ragionamento che sin"cela" dietro alla soluzione di un problema logico-matematico. 

Cari lettori gli strumenti del buon senso oggi hanno solo trovato un nome tecnico, strumenti compensativi, che ghettizzano una "categoria" di persone facendo credere che gli altri non ne abbiano bisogno. 

Qualcuno potrebbe obiettare che non è la stessa cosa. Il dislessico ha la necessità di tali strumenti per compensare il suo disturbo. 
No! No cari insegnanti e soloni della psicologia spicciola. Il dislessico ha bisogno di motivazioni. Lo studente è stanco di un corpo docente che parla sempre in ritardo e secondo le Istituzioni. Abbiamo bisogno di abolire il voto e ridare dignità a qualsiasi dislessico sulla faccia della terra. Abbiamo bisogno in poche parole di ritrovare il gusto della conoscenza sapendo che qualcuno apprende in un modo e un altro apprende in modo differente. Questa diversità dovrebbe arricchirci. Ma se lo studente, dislessico o non dislessico, studia per il voto o per ottenere una "buona" media scolastica ha già perso la partita prima ancora del fischio d’inizio. 

Il voto è lo strumento che da sempre la scuola utilizza per diseducare con stile. 

Il dislessico o il BES (bisogni educativi specifici; ne parleremo perché al peggio non vi è mai fine) o il pigro o il demotivato non è altro che un sottoprodotto di una cultura scadente e una classe docente non più motivata al proprio lavoro che punisce o premia un individuo, un essere umano, con un numero, il voto, gettando a mare ciò che il Signore ci ha donato: l’intelligenza! 

Purtroppo oggi il vero disturbo di apprendimento è al 90% legato ad un sistema scolastico deficitario nella motivazione e nella passione. Il 99% degli studenti non ricorda nel lungo periodo ciò che ha imparato. Non comprende il perché dell’analisi matematica. Ritiene che lo studio della storia sia un’inutile perdita di tempo.

A questo punto vi chiedo: potrà un giorno la scuola essere un luogo piacevole dove lo studente non vede l’ora di andare? Dove lo studente non verrà giudicato ma soltanto motivato e appassionato? Se riusciamo a rispondere affermativamente a queste domande allora carissimi lettori mi dite che senso avrebbe discutere di dislessia?

Roberto Domenichini per Finanza In Chiaro. 


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